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Come classificare i rifiuti di imballaggi: non sovrastimiamo i pericoli
15 Dicembre 2008, Studio Kemis
I rifiuti
costituiti da imballaggi sporchi di sostanze pericolose (p.es.: imballaggi
sporchi di vernici a solventi) o contaminati da tali sostanze devono essere
sempre classificati come pericolosi oppure la pericolosità va stabilita in base
ai risultati di analisi chimiche?
E’ vero che devo classificare con il codice CER 150110 qualsiasi
tipologia di imballaggio etichettato con i simboli di pericolosità del prodotto
che ha contenuto, indipendentemente dalla presenza o meno di effettiva
contaminazione?
La
questione non è di poco conto visto che classificare come pericoloso un
rifiuto che non lo è, comporta costi inopportuni per l’impresa che lo produce;
viceversa, dichiarare la
non pericolosità di un rifiuto che contiene sostanze pericolose, rende il
produttore passibile di sanzioni.
Non sempre è possibile ricorrere al criterio analitico
Il criterio della concentrazione limite delle sostanze pericolose
va applicato esclusivamente nei casi in cui il rifiuto sia identificato da
codice CER con voce speculare, l'una
riferita al rifiuto pericoloso (contrassegnato con asterisco nel catalogo
europeo CER) e l'altra concernente quello non pericoloso. Solo in questo caso
il produttore può e deve procedere ad un’analisi chimica di un campione
rappresentativo di rifiuto per stabilire la
concentrazione di sostanze pericolose e classificarlo,
di conseguenza, come rifiuto pericoloso (attribuendo il CER con asterisco) o
non pericoloso. Diversamente il criterio analitico non è applicabile ed il
rifiuto deve essere identificato come pericoloso in virtù della sua stessa natura, a prescindere da qualsiasi
evidenza analitica, quand’anche questa possa dimostrarne il contrario.
I rifiuti da imballaggio sporchi sono pericolosi per natura
I rifiuti costituiti da imballaggi contaminati da sostanze pericolose non sono
identificati da un codice CER con voce speculare
bensì un unico codice CER asteriscato.
Ciò rivela che il produttore non ha la possibilità di effettuare un'analisi per
dimostrare il mancato superamento delle concentrazioni limite delle sostanze
pericolose e quindi non può classificare
(declassifcare) il rifiuto come
"non pericoloso".
Il rifiuto dovrà essere classificato come "pericoloso per origine"
con codice CER 150110, a
prescindere dalla concentrazione
delle sostanze pericolose in esso contenute.
La
pericolosità del rifiuto non è una questione di etichettatura
I rifiuti di imballaggio
sono pericolosi “per natura” a condizione che contengano residui di sostanze
pericolose o che siano contaminati da tali sostanze. L’etichettatura certamente
è uno strumento utile ed immediato per classificare
la pericolosità del contenuto di un
imballaggio ma deve essere sempre e
comunque accompagnato dal buon senso e spirito critico.
Può esistere, ad esempio, il caso di
imballaggi multimateriale in cui il
prodotto pericoloso è contenuto in un imballaggio
di plastica flessibile posto
all’interno di un contenitore metallico esterno, etichettato con i simboli di
pericolosità che rappresentano la
materia prima contenuta. Esistono delle resine a base di solvente messe in
commercio esattamente in questo modo.
In questo caso l’involucro di plastica, in cui sono poste, evita il contatto e lo
sporcamento dell’imballaggio
metallico esterno che le contiene. Ammettendo corrette pratiche operative, se
si estrae l'involucro di plastica
dopo l'uso e l'imballaggio metallico
esterno resta pulito, è possibile classificarlo
come rifiuto speciale non pericoloso.
L’etichettatura esterna, in sostanza, non
deve trarre in inganno poiché i simboli di pericolosità si riferiscono
unicamente al prodotto contenuto senza nulla
dire sulla contaminazione
(sporcamento) effettiva del recipiente.
Prassi
errate che costano caro
Purtroppo spesso si segue l’errata prassi
di classificare qualsiasi tipologia
di imballaggio con il codice CER
150110. Questa scelta, talvolta imposta per eccessiva cautela dall’impianto finale di smaltimento/recupero;
talvolta suggerita per motivi di convenienza, è decisamente restrittiva ed
anticonomica per il produttore. Infatti i rifiuti pericolosi comportano modalità
gestionali più complesse in termini di deposito temporaneo presso l'azienda che
li ha prodotti e più costose in relazione
ai servizi di trasporto, recupero e smaltimento.
Conclusione: ok a non sottostimare i pericoli...ma nemmeno sovrastimarli
E’ opportuno che il produttore classifichi i rifiuti da imballaggio
facendosi, sì, guidare dai simboli di pericolo raffigurati, ma sempre
verificando che il contenitore sia effettivamente sporco di sostanze pericolose
(in tal caso non c’è analisi che tenga dal classificarlo
pericoloso), e non solo basandosi sull’etichettatura esterna che potrebbe non
essere rappresentativa del rifiuto finale da smaltire. In questo contesto è
certamente auspicabile anche il buon senso dei destinatari finali che,
incaricati dell’accettazione e dello smaltimento del rifiuto, talvolta pretendono
una classificazione come rifiuto
pericoloso semplicemente perché “sul secchio c’è la
X”.
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