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17 Novembre 2008
La sentenza della
Corte di Giustizia delle Comunità Europee del 25 settembre 2008, causa
C-368/07, ha condannato l'Italia per omessa elaborazione
ed applicazione dei piani di raccolta e gestione dei rifiuti per tutti i porti
italiani.
Non avendo provveduto ad elaborare ed adottare, per ciascun porto italiano,
piani di raccolta e gestione dei rifiuti, la
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza
degli artt. 5, n. 1, e 16, n. 1, della
direttiva del Parlamento europeo e
del Consiglio 27 novembre 2000, 2000/59/CE, relativa
agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui
del carico.
La direttiva citata impone ai
paesi facenti parte della Comunità
Europea di ridurre gli scarichi in mare dei rifiuti prodotti dalle navi e dei
residui di carico, di rafforzare la
protezione dell'ambiente marino e di far sì che ogni porto abbia un piano
adeguato di raccolta e di gestione dei rifiuti.
Lo Stato italiano si difende,
oggi, sostenendo che la gestione dei
rifiuti nei porti che non dispongono ancora di piani di raccolta viene
effettuata in conformità ad ordinanze dei comandanti di porto che anticipano i
piani in corso di approvazione. Tale motivazione non può essere accolta in
quanto l'obbligo di elaborare piani
di gestione non può essere adempiuto mediante mere misure preparatorie. Per
tali ragioni la Corte di Giustizia
delle Comunità europee condanna il nostro paese al pagamento delle spese e
all'obbligo di uniformarsi ai punti della
direttiva.
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