Le acque reflue si suddividono in:

1. domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche;

2. industriali: qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni, differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento, ovvero quelle venute in contatto con sostanze o materiali anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento;

3. urbane: miscuglio di acque reflue domestiche, industriali e/o meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche separate e provenienti da agglomerato.

Le acque reflue meteoriche sono invece acque derivanti da precipitazioni atmosferiche che si dividono in due categorie:

a) acque meteoriche dilavanti non contaminate (derivano dalle superfici impermeabili non adibite allo svolgimento di attività produttive);

b) acque meteoriche dilavanti contaminate (derivano dalle attività che comportano oggettivo rischio di trascinamento, nelle acque meteoriche, di sostanze pericolose o di sostanze in grado di determinare effettivi pregiudizi ambientali ivi incluse le acque meteoriche di prima pioggia).

Tutte le acque meteoriche dilavanti che non vengono a contatto con sostanze contaminanti possono essere scaricate senza autorizzazione, ma, ai sensi del D. Lvo. 152/06, è vietato far confluire queste acque nelle acque reflue industriali (Divieto generale di diluizione, art. 101, c. 5 e Divieto specifico di diluizione, art. 108, c. 5). Non così per le acque meteoriche contaminate che devono invece essere autorizzate.