Emissioni in atmosfera: non tutto può essere configurato come “Sfiato e ricambio d’aria”

Sfiato-ricambio-ariaQuel camino è autorizzato? Ma no! è solo un ricambio d’aria!

Questa è la “simpatica” risposta che ci è capitato di sentire durante un nostro sopralluogo tecnico.

In realtà, a parte l’indubbia simpatia, la cosa è piuttosto seria visto che una cattiva interpretazione di cosa sia un punto di emissione e cosa invece uno “sfiato o ricambio d’aria” può avere come conseguenza spiacevoli effetti sanzionatori e penali per il legale rappresentante dell’azienda.

Ma allora cosa può essere definito “Sfiato” e “Ricambio d’aria” ?

Uno sfiato si realizza tramite un canale di comunicazione dall’interno di un locale verso l’esterno che consente all’aria presente all’interno di fuoriuscire per semplice ventilazione naturale (sulla base di una differente pressione tra l’interno e l’esterno).

Non può pertanto essere inteso come sfiato un canale di comunicazione verso l’esterno in cui l’aria venga spinta per ventilazione forzata come nel caso di installazione di un ventilatore abbinato ad una cappa e ad una conduttura.

Per sistemi di ricambio d’aria si intendono, invece, quei sistemi di estrazione d’aria (solitamente torrini centrifughi per espulsione a tetto, ventilatori con telaio a parete, ventilatori elicoidali diretti) abbinati ad aperture perimetrali che reintegrano l’aria estratta e che hanno il solo scopo di rinnovare l’aria all’interno del locale, non di captare un’emissione inquinante per poi convogliarla all’esterno.

Perchè queste precisazioni sono importanti per le aziende?

Esiste una differente disciplina tra “Sfiato/Ricambio d’aria” e “Punto di emissione in atmosfera”.

Ai sensi dell’art. 272 comma 5 del D.Lgs. 152/06, alle emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria esclusivamente adibiti alla protezione e alla sicurezza degli ambienti di lavoro, non si applica il titolo I della parte V.

Questo significa che, secondo la normativa vigente, le emissioni provenienti da sfiati e ricambi d’aria che siano presenti esclusivamente per esigenze di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro, non sono soggette all’obbligo di richiesta dell’autorizzazione alle emissioni o di altra comunicazione all’autorità competente.

La cosa è ben diversa quando invece di parlare di sfiati si è in presenza di vere e proprie emissioni captate e convogliate all’esterno tramite punto di emissione. In tal caso infatti, ai sensi dell’art. 269 della Parte Quinta del D.L.gs. 152/06, il gestore dell’impianto ha l’obbligo di richiedere e ottenere una espressa autorizzazione prima dell’installazione ed esercizio del relativo impianto.

Una sentenza di Cassazione del 2003 ha destato non poche perplessità

Una sentenza della Corte di Cassazione Penale del 2003 (CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. III, del 01/04/2003 n. 15171) stabiliva che “i punti di emissione installati solo per esigenze di igiene e/o sicurezza degli ambienti di lavoro non richiedono l’autorizzazione regionale, sicchè l’installazione non autorizzata non integra il reato previsto e punito dall’art. 24 del D.P.R. 24 maggio 1988 n. 203 “.

La nostra opinione
A nostro sommesso avviso, non si ritiene di poter condividere tecnicamente quanto sostenuto dalla Cassazione. La sentenza, infatti, parla di punto di emissione adibito alla sicurezza laddove invece la normativa nazionale ha sempre inteso derogare gli sfiati e ricambi d’aria, non usando mai il termine “punto di emissione”, che è, invece, una cosa ben diversa.

La definizione ed il significato chimico-fisico di emissione, la differenza concettuale e materiale tra sfiato e punto di emissione (emissione convogliata), non sostengono a nostro avviso le conclusioni della Cassazione. E’ evidente secondo noi l’errata interpretazione del concetto di sfiato e ricambio d’aria ed una confusione terminologica tra sfiato e punto di emissione convogliata.

Questa ha generato nel tempo l’errata convinzione che alcune emissioni convogliate espulse a mezzo di ventilazione forzata tramite camino non debbano essere autorizzate.

Al di la poi della questione terminologica va pure osservato che: se è vero che molti punti di emissione in atmosfera sono installati per esigenze di processo (es.: camini per fumi di combustione) è pur vero che nella maggior parte dei casi i punti di emissione vengono installati solo per evitare che polveri, gas o vapori, rilasciati negli ambienti di lavoro, possano nuocere alla salute dei lavoratori (ovvero per esigenze di igiene e/o sicurezza degli ambienti di lavoro). Non dover sottoporre queste emissioni ad autorizzazione significherebbe accettare che una sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico (definizione di emissione ai sensi del Art. 268, lett. b del D.L.vo 152/06) possa essere emessa senza autorizzazione in evidente violazione dell’art. 269 (“Autorizzazione alle emissioni in atmosfera”) del testo unico ambientale.

Il ruolo degli Enti locali
Vi sono consulenti che, nella speranza di aggraziarsi l’imprenditore edulcorando gli obblighi legislativi, suggeriscono a questi di comunicare all’ente di competenza che il proprio punto di emissione è esente dal regime autorizzatorio perchè installato per sole esigenze di sicurezza.

A tal proposito non è, naturalmente, possibile ritenere la dichiarazione fatta da imprese/soggetti privati equipollente alle obbligatorie attività degli Enti pubblici che sono tenuti invece a controllare e verificare la sussistenza dell’applicabilità della disciplina alle emissioni.

Inoltre è bene precisare che il “testo unico ambientale”  (D.L.vo 152/2006) all’Art. 272, c. 1 prevede che le regioni possano proporre di aggiungere alcune tipologie di emissioni in atmosfera nell’elenco degli impianti e attività le cui emissioni sono scarsamente rilevanti agli effetti dell’inquinamento atmosferico (Allegato I alla parte quinta del D.L.vo 152/2006) ma le stesse Regioni non hanno poteri illimitati nello stabilire quali impianti derogare.

Le Regioni non hanno poteri illimitati
La legislazione parla di “proporre”, poichè l’aggiornamento di tale elenco resta di sola competenza del Ministro dell’ambiente, di concerto con gli altri Ministeri eventualmente interessati, ai sensi dell’Art. 281, c.5 dello stesso decreto.

Tale previsione esclude quindi che in capo alle Regioni sussista il potere-dovere di derogare impianti che la normativa nazionale non ha ritenuto di escludere dalla disciplina delle autorizzazioni alle emissioni. Pertanto atti regionali che stabiliscano esclusioni non previste dal testo unico ambientale potrebbero essere considerati illegittimi, a danno delle aziende che eventualmente vengano interessate da un controllo della polizia giudiziaria. Infatti, non è previsto nel nostro ordinamento alcuno strumento che possa consentire l’applicazione più blanda delle norme contenute nel testo unico ambientale. Semmai alle Regioni è dato il potere di dettare discipline più restrittive e rigorose rispetto alle disposizioni impartite dal legislatore nazionale.

Cosa si rischia continuando a considerare come sfiato/ricambio d’aria un vero e proprio punto di emissione?

Ai sensi dell’art. 269, comma 1, D.L.vo 152/2006, per tutti gli impianti che producono emissioni deve essere richiesta un’autorizzazione, laddove per emissione si intende “qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’atmosfera che possa causare inquinamento atmosferico”. (Art. 268, lett. b del D.L.vo 152/2006).

L’inosservanza di quanto sopra, qualora non risulti applicabile la fattispecie di impianti derogati, ha implicazioni di carattere penale, come stabilito all’ art. 279, comma 1, D.L.vo 152/2006 secondo cui è prevista la pena dell’arresto da due mesi a due anni o dell’ammenda da duecentocinquantotto euro a milletrentadue euro.

Il nostro suggerimento alle imprese
Ogni qualvolta viene installato un sistema di captazione con ventilazione meccanica e convogliamento all’esterno delle emissioni, sarà bene non considerarlo un semplice sfiato e ricambio d’aria quanto piuttosto verificare che sia un punto di emissione assoggettato alla disciplina autorizzatoria della parte V del D.Lgs. 152/06 (a prescindere dalla presenza di eventuali impianti di abbattimento).

Non soggette ad obbligo di autorizzazione sono solo quelle aspirazioni esclusivamente adibite ad assicurare un adeguato microclima interno (in relazione ad esempio a temperatura ed umidità) e non preposte all’evacuazione di inquinanti. Se invece il ricambio d’aria è necessario al fine di garantire una concentrazione di inquinanti conforme alla disciplina relativa alla sicurezza e igiene del lavoro, tale ricambio si configura come un’emissione di sostanze inquinanti in atmosfera e pertanto va assoggettato ad autorizzazione.

Questo consentirà di evitare spiacevoli sorprese…I N.O.E. (ad esempio) eseguono controlli con codice ambientale alla mano, prescindendo (opportunamente) da atti locali che siano considerati incongruenti rispetto alla normativa dettata dal D.Lgs. 152/06.