Casi di successo

Il modo migliore per spiegare quello che facciamo è riportare alcuni casi pratici che abbiamo affrontato. In questa sezione vi rendiamo partecipi del successo dei nostri clienti, raccontandovi come abbiamo aiutato alcune aziende a raggiungere risultati positivi nella gestione delle problematiche ambientali.

Un’azienda è riuscita a trasformare un problema di scarico idrico in un’opportunità per il risparmio

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Un’azienda che opera nel settore della meccanica genera dal proprio ciclo di lavorazione acque reflue, principalmente contaminate da oli minerali, idrocarburi e metalli. In fase di richiesta di autorizzazione allo scarico idrico, la ditta attraversa una serie di difficoltà e complicazioni che culminano in un provvedimento di diniego da parte della Provincia Competente, con forti ricadute economiche e gestionali sull’impresa.

Il preludio del problema

Gli enti competenti lamentano la mancata conformità della domanda di autorizzazione alle norme di legge (manca la maggior parte dei documenti e allegati tecnici previsti dalla normativa) e, durante un sopralluogo in azienda, evidenziano una serie di difformità, tra cui l’inadeguatezza tecnica dell’impianto di depurazione di cui la ditta è dotata. Diversi interventi di tecnici esterni a cui la ditta si rivolge, contribuiscono successivamente, con una serie di errori di valutazione, ad aggravare la posizione dell’azienda nei confronti delle autorità competenti.

Una brutta sorpresa ed il rischio di chiusura!

Dopo un iter travagliato che la ditta ha avuto difficoltà a gestire in modo appropriato, la Provincia comunica il diniego dell’autorizzazione allo scarico ai sensi del D.Lgs 152/06. A questo si aggiunge una successiva comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica, dovuta ad un successivo accertamento dell’ARPA locale che verifica il persistere dello scarico sul suolo (violazione che prevede sanzioni penali) nonostante il diniego dellìautorizzazione.

Ed intanto i costi aumentano!

La ditta, al fine di non arrestare la propria produzione, è costretta intanto a gestire le acque reflue come rifiuti allo stato liquido mediante conferimento a impianto di trattamento terzo autorizzato. Tale soluzione provvisoria comporta ovviamente costi molto elevati ed una gestione poco agevole.

Il nostro intervento e le criticità

Dopo aver ricostruito gli eventi, procediamo con una fase di indagine preliminare che poi ci consentirà di individuare soluzioni tecnicamente adeguate ed economicamente sostenibili per l’azienda. Durante questa fase emerge che:

Sono presenti acque meteoriche che dilavano un piazzale sporco di idrocarburi e sono quindi contaminate. E’ necessario evitare di dover depurare tali acque, perchè altrimenti con l’aumento della portata del refluo da trattare, lieviterebbe notevolmente il costo del depuratore da acquistare.

Lo scarico sul suolo richiede una tecnologia di depurazione spinta poichè alcuni inquinanti devono risultare assenti per legge nello scarico finale, ovvero al di sotto del limite di rilevabilità del metodo di analisi. Questo fa lievitare di molto i costi di depurazione.

Lo scarico delle acque nel corpo idrico superficiale più vicino impone di tenere in debito conto che la realizzazione di una rete fognaria dal punto di scarico della Ditta fino a tale corpo recettore costituirebbe un’ingente spesa oltre alle complicazioni di gestione di tutti i permessi necessari per l’esecuzione dello scavo.
La zona dove insiste lo stabilimento non è servita da pubblica fognatura e quindi lo scarico in fognatura diventerebbe altamente antieconomico per il notevole aggravio di costo degli oneri di allaccio e la necessità di una stazione di pompaggio ritenuta necessaria date le sfavorevoli quote altimetriche.
Il ciclo produttivo della ditta comporta un notevole consumo di acqua.

Foto 1 a[3]Soluzione

Dallo scenario indagato emerge che la soluzione migliore, condivisa con la ditta e successivamente realizzata, è costituita dall’installazione di una tecnologia con cui riutilizzare le acque, previa depurazione, all’interno del proprio ciclo produttivo evitando lo scarico in un corpo recettore.

Risultati ottenuti

1. Nessuna necessità di rinnovare la richiesta di autorizzazione allo scarico: enorme semplificazione amministrativa e di rapporto con gli enti.
2. Risparmio economico per l’assenza di autocontrolli periodici ai fini ambientali: il riutilizzo delle acque non disciplinato da norme tecniche che ne fissano i requisiti di qualità.
3. Risparmio nel consumo di acqua, grazie al riutilizzo.
4. Abbattimento dei costi rispetto alle soluzioni alternative ipotizzate e valutate (scarico sul suolo, fogna o corpo idrico superficiale).
5. Applicazione di politiche economiche che premiano il riutilizzo: la tendenza degli Enti è infatti quella di disincentivare il consumo idrico.
6. Riduzione dei rischi ambientali per assenza di immissione di acque nell’ambiente, quindi riduzione del rischio di sanzioni.
7. Conseguimento di obiettivi socialmente ed economicamente utili, quali la tutela dei corpi idrici superficiali e sotterranei e la corretta gestione della risorsa acqua.

Uno scrupoloso e laborioso intervento ha evitato l’avviamento di una bonifica ed ottenuto un dissequestro

Tutto comincia quando il NOE procede al sequestro di un’area di circa mille metri quadrati, destinata adpulizia fossa incenerimento(6)big
uso agricolo, ove furono abbandonati, a diretto contatto con il terreno, diversi rifiuti pericolosi disseminati ovunque, anche interrati, e ove furono praticate ripetutamente opere di abbruciamento abusivo di rifiuti all’interno di una fossa praticata nel terreno. Il proprietario del terreno, pur essendo completamente estraneo ai fatti contestati, manifesta la volontà di ripristinare integralmente ed a proprie spese il sito interessato dal sequestro, sebbene con evidenti sacrifici.

Il problema non era di poco conto.

Veicoli fuori uso non bonificati, amianto, traversine ferroviarie, apparecchiature elettriche pericolose, batterie, sono solo alcuni dei rifiuti abbandonati sul sito e che per diversi anni sono stati lasciati a contatto con le acque meteoriche, con il rischio di rilasciare contaminanti nel terreno per lisciviazione o gocciolamenti. Per giunta il sito aveva destinazione agricola e quindi, secondo la vigente normativa, i limiti da rispettare sulle concentrazioni dei contaminanti nel suolo erano decisamente più restrittive rispetto ai siti ad uso industriale. L’alta vegetazione incolta, peraltro, non consentiva di identificare esattamente cos’altro poteva esservi nascosto. I costi non erano, dunque, pacificamente quantificabili.

Il primo intoppo

Da incontri preliminari con le autorità, emergeva la volontà di fare svolgere, in seguito alla rimozione dei rifiuti, analisi “a tappeto” su tutto il suolo e successivamente bonificare l’intero sito. Ciononostante, esponendo motivazioni adeguate, si è riusciti ad ottenere l’approvazione di un piano di intervento che prevedeva analisi solo su alcune porzioni ristrette di terreno, con soluzioni tecnicamente adeguate, conformi alla legge ed economicamente sostenibili per l’azienda.

Le difficoltà non finivano

Durante l’esecuzione dei lavori sul campo, non è stato facile gestire in sicurezza ed in conformità legislativa gli svariati rifiuti presenti e le porzioni di suolo che risultavano visivamente contaminate. Particolare criticità mostrava soprattutto la gestione della fossa dove erano stati inceneriti i rifiuti che, durante i campionamenti , ha presentato qualche “sorpresa”, risultando più complicata di quanto previsto. Il lavoro, inoltre, ha richiesto di mantenere alta l’attenzione sui costi che il proprietario incolpevole avrebbe dovuto sostenere. Nonostante i vari impedimenti, tuttavia, il lavoro termina, con il risultato di avere risanato il sito e scongiurando la necessità di una bonifica (costosa e lunga!). Si intravedeva, a questo punto, la possibilità concreta del dissequestro, fino a quando, in sede di approvazione della fine lavori, l’ente deputato esprime un parere inatteso.

L’imprevisto e la risoluzione

Il procedimento adottato per la bonifica era condivisibile e gli interventi operati risultavano conformi a quanto previsto dal Piano Operativo di Intervento approvato: questo scriveva l’ente incaricato. Tuttavia l’ente sospettava che il suolo fosse contaminato da Cromo e per questo il proprietario del terreno rischiava di dovere effettuare una bonifica dell’intero terreno interessato. Ripetuti confronti, supportati da argomentazioni elaborate e motivate in forma scritta, hanno permesso di risolvere la questione senza necessità di ripetere alcun prelievo (come era stato richiesto in prima battuta) e senza alcuna necessità di bonifica. Il valore di fondo del Cromo corrispondeva ad alterazioni di fondo non dovute ai rifiuti abbandonati, bensì provenienti da sorgenti diverse esterne al sito! Il risultato finale è stato il dissequestro del terreno.

Risultati ottenuti

1 Evitato il rischio (e il costo) di dover analizzare decine e decine di parametri per estese porzioni di suolo;
2. Nessuna necessità di bonificare l’intero terreno;
3. E’ stato ottenuto il dissequestro del terreno;
4. Costi contenuti rispetto a quelli prospettabili.
5. Ripristino ambientale operato correttamente a favore del tipo di utilizzo che il proprietario aveva in progetto

Emissioni e DeNOx: un’autorizzazione ottenuta dopo un iter tribolato

L’iniziativa partita male

Un’azienda decide di avviare una nuova attività per la produzione di energia mediante l’installazione diDenox-3small un impianto di cogenerazione a biomassa a breve distanza dal centro abitato della città, ignaro degli aspetti e degli obblighi di cui doveva tener conto secondo le leggi vigenti in materia di emissioni.

Una visita inattesa

Il nostro intervento è stato richiesto quando la ditta aveva già acquistato i motori da installare e ne aveva addirittura avviato anche il montaggio, non sapendo che già solo per l’installazione avrebbe dovuto richiedere ed ottenere un’autorizzazione alle emissioni e non tenendo nel benché minimo conto che sarebbero stati necessari degli impianti di abbattimento delle emissioni, soprattutto considerando la vicinanza al centro città. In corso d’opera, giunge purtroppo un’ispezione dell’ARPA che contesta, appunto, l’inizio installazione in assenza di autorizzazione. In tema di impianti originanti emissioni nell’atmosfera, la contravvenzione ha natura permanente e non istantanea con effetti permanenti, quindi la consumazione si protrae sino a quando il responsabile dell’impianto non presenta, anche oltre il termine prescritto, la domanda di autorizzazione per le emissioni atmosferiche prodotte. Bisognava dunque mettersi all’opera e regolarizzare quanto prima la situazione.

Una sterzata in corso d’opera

Come noto a chi è del settore, l’amministrazione competente può anche stabilire concentrazioni degli inquinanti più severe da rispettare, rispetto ai limiti stabiliti a livello nazionale, se ciò è necessario al perseguimento ed al rispetto dei valori e degli obiettivi di qualità dell’aria. Ebbene, nel caso specifico, il territorio in cui veniva installato l’impianto richiedente l’autorizzazione, sulla base dei risultati della valutazione della qualità dell’aria ambiente, era stato individuato dalla Regione tra i Comuni a rischio di inquinamento atmosferico (con superamento, in particolare, della Soglia di Valutazione Superiore per il parametro NO2 Biossido di azoto). Ciò imponeva al gestore dell’impianto di installare una tecnologia di abbattimento, che l’imprenditore non aveva affatto previsto, e che rispettasse i limiti di concentrazione più severi che l’autorità aveva preannunciato di voler imporre. Purtroppo, il fatto che l’imprenditore avesse in proprio già stabilito il layout dell’impianto con la presenza dei motori nello spazio a disposizione senza tener conto degli ulteriori impianti necessari, creava non pochi problemi nell’individuare, nell’esiguo spazio disponibile, un nuovo riassetto che consentisse la presentazione di un progetto approvabile. Dopo vari studi e consultazioni con i fornitori di impianti, tuttavia, pur tra diverse difficoltà economiche, tecniche e logistiche, si riesce, anche modificando l’assetto originariamente previsto, e prevedendo interventi di carpenteria ad hoc, ad individuare una tecnologia compatta da poter essere installata nell’unico modo individuato come possibile. Il progetto poteva finalmente essere presentato per il rilascio dell’autorizzazione.

I dubbi dell’autorità rallentano l’iter

Sebbene la tecnologia installata fosse ritenuta adeguata (trattandosi di processo catalitico di riduzione selettiva degli ossidi di azoto (DeNOX – SCR), ritenuto correttamente dimensionato), i problemi non erano ancora tutti superati. L’autorità, infatti, alla luce della definizione di legge di cogeneratore, esprime perplessità sul fatto che l’impianto possa effettivamente essere considerato un sistema cogenerativo. Se la perplessità fosse stata confermata, l’iter amministrativo avviato non sarebbe stato corretto e sarebbe stato necessario ripartire da capo con un iter nuovo e diverso dal precedente, decisamente più lungo e complesso. Dopo una serie di approfondimenti dell’obiezione mossa, è stato dimostrato, tuttavia, che la corretta definizione di cogenerazione era fornita in realtà da una legge diversa da quella presa a riferimento dall’ente, che era invece ormai superata. La cogenerazione, infatti, non era più intesa come produzione combinata di calore ed energia alle condizioni stabilite dall’AEEG bensì una “generazione simultanea in un unico processo di energia termica ed elettrica” senza riferimento a “significativi risparmi di energia primaria”. Per giunta, secondo le definizioni di Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR), è stato dimostrato, mediante calcolo dell’indice PES (Primary Energy Saving), che ormai sostituiva il parametro IRE (Indice di Risparmio Energetico), che l’impianto in questione era addirittura assimilabile ad un cogeneratore ad alto rendimento. Veniva così consentito all’impianto di accedere ai regimi autorizzativi semplificati per i quali si era fatta richiesta, senza necessità di riavviare procedimenti ordinari, più lunghi e complessi. Dopo solo un paio di Conferenza dei Servizi indette, l’autorizzazione attesa arrivava. La messa in esercizio dell’impianto mostrava il rispetto dei parametri imposti dall’autorità ed il gestore poteva ora marciare regolarmente.

Un check up ambientale ha generato un abbattimento del 100% dei costi di un impianto

Una società che opera nel settore della trasformazione di materie plastiche, punto di riferimento infiltro campo internazionale e con sedi di produzione in Europa ed in America, ci incarica per l’esecuzione di un check up ambientale presso un proprio stabilimento di produzione in Italia al fine di verificarne la conformità normativa. Dalle verifiche emerge una brillante opportunità di risparmio.

Tutto comincia con un check up

La ditta è dotata da circa 3 anni di un impianto di abbattimento dell’aria costituito da filtro elettrostatico (o elettrofiltro) asservito ad un impianto di foratura laser di tubi in polietilene. Dopo la visita di verifica sul campo, esterniamo al personale tecnico i nostri dubbi sull’adeguatezza tecnica dell’impianto a trattare polveri che abbiano bassissima tendenza a caricarsi elettricamente.

Il fornitore del filtro tenta una rimonta infelice e costosa

La ditta contatta il proprio fornitore per lamentarsi della sospetta inidoneità, mostrando rincrescimento anche per i continui problemi di gestione e manutenzione che è costretta ad affrontare contro le previsioni invece fornite. L’impresa fornitrice dell’impianto propone di risolvere il problema con modifiche ed interventi di particolare gravosità economica.

Gli accertamenti che daranno la svolta

Scettici sull’adeguatezza tecnica delle proposte avanzate dal fornitore e soprattutto sulla reale necessità di un impianto di abbattimento, condividiamo con la ditta di procedere con le opportune verifiche del caso, al fine di non fare scelte avventate ed inopportunamente costose. Nell’ottica di concedere alla ditta anche una maggiore flessibilità produttiva, eseguiamo gli opportuni accertamenti (non solo analitici) alle condizioni di marcia presenti ma anche ipotizzando diversi assetti futuri che avrebbero potuto innalzare i livelli emissivi.

La conclusione a costo zero

Dallo studio emerge che, in entrambe le condizioni di marcia, la concentrazione degli inquinanti risulta ben al di sotto dei valori limite di riferimento fissati dalla normativa in vigore. Nessun impianto di abbattimento è necessario per rispettare i limiti imposti dalla normativa.

Risultati ottenuti

1. Nessuna necessità di acquisto, manutenzione o installazione di impianto di abbattimento, con risparmio totale di costi.
2.Eliminazione dei problemi di manutenzione lamentati dalla ditta, con miglioramento e semplificazione di gestione.

Altri casi svolti 

Direzione lavori per impianto di bonifica “Bio-Venting” per contaminazione del suolo da idrocarburi

Progettazione di base, assistenza nell’approvvigionamento delle apparecchiature, nel collaudo e messa a regime di un depuratore chimico fisico di acque reflue industriali e acque meteoriche

Consulenza tecnica di parte per la difesa dell’azienda nell’ambito di un accertamento tecnico disposto dalla Procura della Repubblica ai sensi dell’art. 360 del codice di procedura penale

Lavori di caratterizzazione del suolo, asportazione dei rifiuti e bonifica di un ex area industriale di Fornaci di Laterizi

Assistenza tecnica per la risoluzione di problematiche emerse da un’ispezione di Organi di Polizia Giudiziaria in materia di scarichi ed emissioni per un deposito di prodotti chimici liquidi e solidi

Piano di gestione delle acque meteoriche dilavanti (AMPP/AMD) per un cantiere navale di 37.000 m2 con ottenimento dell’autorizzazione allo scarico

Indagine ambientale e caratterizzazione chimica del suolo per contaminazione causata da perdite di idrocarburi da serbatoi interrati

Direzione lavori per interventi di miglioria e modifica di un impianto di ventilazione e raffreddamento dell’aria di combustione dei motori di gruppi elettrogeni, con concreto miglioramento anche delle emissioni in atmosfera

Consulenza nella gestione di rifiuti speciali e nella depurazione chimico-fisica e biologica di rifiuti liquidi con predisposizione della pratica di autorizzazione per l’ottenimento di VIA / AIA per una piattaforma polifunzionale di stoccaggio e recupero di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

Consulenza tecnica per la riqualificazione ambientale di un lago in un parco fluviale

Progettazione di base  della depurazione degli scarichi, piano gestione delle acque meteoriche dilavanti, soluzioni tecniche per le emissioni in atmosfera, ottenimento dell’autorizzazione AUA per il recupero di rifiuti inerti, per una superficie di 65’000 m2.

Consulenza per l’installazione di uno scrubber da 50’000 m3/h, per l’abbattimento di emissioni odorigene, asservito ad un impianto di recupero di rifiuti di natura organica

Indagine ambientale sul suolo (e ripristino) per versamento di ingenti quantità di salamoia in sito industriale per rottura tubazione, con ottenimento di esclusione dalla procedura di bonifica

Progettazione di base di un sistema di captazione emissioni da impianto di verniciatura. Collaudo e messa in marcia

Individuazione interventi correttivi su colonna scrubber esistente per il trattamento di una corrente gassosa contenente acido fluoridrico, con risoluzione di gravi problemi di corrosione ed emissioni in atmosfera 

Check up ambientale per un sito di recupero di rifiuti da imballaggio

Attività di indagine e ripristino dello stato dei luoghi di un’area, sottoposta a sequestro preventivo, di cava di sabbia e ghiaia, parzialmente riempita illecitamente con terra mista a materiali di varia tipologia. Ottenimento del dissequestro e autorizzazione al riutilizzo del materiale in alternativa al costoso smaltimento in discarica

Ripristino Ambientale, con ottenimento di provvedimento di dissequestro, di un sito di stoccaggio di acque di vegetazione delle olive provenienti da frantoi, per utilizzazione agronomica attraverso spandimento.

Progettazione di base degli interventi impiantistici necessari per la conversione della gestione delle acque reflue da rifiuto speciale a scarichi idrici da recapitare in mare e predisposizione e ottenimento della domanda di autorizzazione unica ambientale (AUA), per una struttura storica sita in uno dei più importanti porti italiani.

Consulenza nella gestione dei rifiuti speciali in realtà articolata (rifiuti prodotti in uno stabilimento ad opera anche di ditte terze, appaltate dal committente ed operanti con proprio cantiere su aree di proprietà del committente stesso)

Altri casi di successo

Assistenza tecnico-legale nell’ambito di contestazioni elevate dagli organi di polizia, ARPA ed Enti Provinciali

  • Assistenza tecnico-legale per violazioni in materia di trasporto rifiuti conto terzi.
  • Assistenza tecnico-legale per violazioni in materia di abbandono di macerie da demolizione su suolo privato.
  • Assistenza tecnico-legale per violazioni in materia di deposito incontrollato di rifiuti all’interno del perimetro aziendale.
  • Assistenza tecnico-legale per inosservanza delle prescrizioni delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera da forni di combustione.
  • Assistenza tecnico-legale in materia di contaminazione del suolo per un sito di interesse nazionale.
  • Assistenza per accertamenti e contestazioni di illeciti amministrativi per omessa tenuta del registro di carico/scarico.
  • Assistenza tecnico-legale per reati e illeciti amministrativi in materia di scarichi idrici in assenza di depurazione e autorizzazione.
  • Assistenza per decisioni tardive della pubblica amministrazione e provvedimenti di sospensione dell’attività