Le responsabilità del produttore di rifiuti: errori frequenti, vecchie consuetudini e ancora poca conoscenza delle leggi. (Parte terza)

rifiuti-responsabilita

Un caso particolare in cui non basta la quarta copia del formulario
Inoltre il D.Lgs. 152/06 stabilisce che nel caso di conferimento di rifiuti a soggetti autorizzati alle operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminare, indicate rispettivamente ai punti D13, D14, D15 dell’Allegato B alla parte quarta del suddetto decreto, la responsabilità dei produttori per il corretto smaltimento è esclusa a condizione che questi ultimi, oltre alla quarta copia del formulario di trasporto, abbiano ricevuto il certificato di avvenuto smaltimento rilasciato dal titolare dell’impianto che effettua le operazioni di cui ai punti da D1 a D12 del citato allegato B.

Un caso in cui la responsabilità del produttore è esclusa
Ad onor di completezza, è opportuno evidenziare che la responsabilità del produttore per il corretto avvio a recupero o a smaltimento dei propri rifiuti è esclusa anche nel caso di conferimento al servizio pubblico di raccolta, con il quale sia stata stipulata apposita convenzione.

Gli accordi contrattuali e commerciali sono validi se ho un rifiuto da vendere?
E’ chiaro a questo punto che anche il caso della vendita di un rifiuto ad un acquirente e senza alcuna cura della sua destinazione è una violazione di legge e a nulla valgono gli accordi contrattuali e commerciali stipulati se ciò che viene commercialmente ceduto rientra nella definizione oggettiva di rifiuto di cui all’art. 183 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i..

Accertarsi del sito di destinazione non è un optional
Sulla stessa scia la considerazione secondo cui il titolare dell’azienda che non si cura di verificare che la destinazione indicata dal trasportatore sia effettivamente legale, avrà responsabilità di natura colposa perché avrà agito con imprudenza e imperizia per non aver appurato che il sito di destinazione finale fosse realmente legittimato a ricevere i rifiuti, e per l’esattezza quella tipologia di rifiuti che il produttore aveva necessità di smaltire.

Veniamo al trasporto conto proprio.
Questa attività è prevista e possibile ma a determinate condizioni.
Invero, in applicazione dell’art. 212 comma 8 del Dlgs 152/2006, come riformulato dal correttivo D.Lgs. 4/2008, sono obbligate ad iscriversi all’albo, sia pure con un regime agevolato:

a) i produttori iniziali di rifiuti non pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto dei propri rifiuti a condizione che tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono stati prodotti;
b) i produttori iniziali di rifiuti pericolosi che effettuano operazioni di raccolta e trasporto in quantità che non eccedano i 30 chilogrammi o 30 litri al giorno dei propri rifiuti pericolosi purché tali operazioni costituiscano parte integrante ed accessoria dell’organizzazione dell’impresa dalla quale i rifiuti sono prodotti.

La classificazione del rifiuto è un obbligo del produttore
In merito alla classificazione del rifiuto, è da dirsi che tale obbligo ricade in capo al produttore il quale, limitandomi a discutere dell’attribuzione del CER, deve fare riferimento al Catalogo Europeo dei Rifiuti (C.E.R.) presente nel D.Lgs. 152/06 agli allegati alla parte IV, Allegato D.

Assegnare il codice CER significa identificare la fonte di origine del rifiuto
In questo allegato il produttore deve identificare il rifiuto adottando la corretta metodologia di attribuzione che non si basa, come spesso erroneamente si pensa, sulla descrizione della natura del rifiuto o della sua merceologia, ma consiste nell’identificare la fonte che genera il rifiuto stesso.

Due esempi di errata attribuzione CER
Da ciò discende, ad esempio, che un rifiuto costituito da sacchetti in plastica che contenevano pellets non può essere codificato con CER 170203 (plastica) poiché questo identifica la classe dei rifiuti generati dalle operazioni di costruzione e demolizione; sarà piuttosto da codificare con il codice 150102 che identifica i rifiuti di imballaggio in plastica.

Allo stesso modo gli scarti in vetroresina (VTR) generati dai tradizionali processi di produzione di imbarcazioni in VTR durante gli interventi di rifilatura e smussatura non sono adeguatamente rappresentati dal codice, talvolta utilizzato, CER 101103 (scarti di materiali in fibra a base di vetro) il quale identifica i rifiuti provenienti dai processi termici della fabbricazione del vetro che nulla hanno a che fare con i tradizionali procedimenti di formatura a freddo delle imbarcazioni o dei prodotti in vetroresina in generale. La confusione è confermata quando ci si trova di fronte all’utilizzo abusato dei codici con descrizione generica che terminano con 99 che andrebbero invece utilizzati “per ultimo e per forza”.

Il trasportatore autorizzato va scelto in base al codice CER, non il contrario
Spesso poi accade che la corretta identificazione e valutazione del rifiuto si riveli un impedimento al suo conferimento al trasportatore prescelto perché quest’ ultimo non è autorizzato a gestire il codice CER attribuito. Ecco allora che nella pratica avviene il procedimento inverso: piuttosto che attribuire il codice sulla base dell’origine del rifiuto lo si attribuisce sulla base di quelli che il trasportatore è autorizzato a gestire o, nel più imbarazzante dei casi, al consulente che ha effettuato la classificazione viene timidamente proposta la possibilità di variare codice CER per rinvenire il codice per la cui gestione il trasportatore sia autorizzato.

Non solo evitare il rischio di sanzioni, ma anche Risparmiare!
E se questo può avere conseguenze sanzionatorie, non trascuriamo i casi in cui i risvolti per il produttore sono anche di natura economica: il suggerimento incauto, ad esempio, di raccogliere i rifiuti, indistintamente pericolosi e non pericolosi, tutti insieme nello stesso cassone, lo stesso che poi il trasportatore provvederà a ritirare, comporta spesso che anche il rifiuto non pericoloso, così messo nel calderone, venga classificato speciale pericoloso implicando peraltro anche il conferimento in discarica di qualcosa che invece potrebbe essere avviato al recupero. Ciò si traduce anche in un onere economico per il produttore poiché è risaputo che il costo di smaltimento dei rifiuti pericolosi è maggiore di quelli non pericolosi (salvo particolari accordi commerciali), con tutte le differenti implicazioni che ne derivano anche dal punto di vista gestionale.

Di qui allora, stante anche le implicazioni economiche, deve nascere nel produttore anche l’interesse oltre che l’obbligo di determinare correttamente la natura dei rifiuti prodotti eseguendo anche una ricerca analitica degli inquinanti ove necessario, perché gestire correttamente il rifiuto in tutte le sue fasi significa spesso risparmio.

La normativa rifiuti: una gran confusione?
E’ innegabile come il corpo normativo della gestione dei rifiuti sia diventato più che mai complesso: se da un lato sono indubbiamente apprezzabili gli sforzi del legislatore nel mettere ordine in un campo così vasto e minato, dall’altro non si può non considerare che il continuo susseguirsi di provvedimenti con la mancata effettiva sostituzione e abrogazione degli stessi; le molteplici modifiche e integrazioni che intervengono e che in taluni casi si sovrappongono, contribuiscano a creare difficoltà di interpretazione e confusione in un panorama legislativo spesso indecifrabile.

In questo contesto le imprese, ritrovandosi a dover fare i conti con una realtà così intricata, spesso stentano a capire quale sia la condotta più corretta da tenere. Se però queste difficoltà sono del tutto comprensibili, non altrettanto condivisibili e giustificabili risultano le scelte di chi irresponsabilmente ancora si affida a soggetti impreparati o si scaraventa in prassi distorte ed interpretazioni “fai da te” fino ad arrivare a doversi arrendere, nel peggiore dei casi, solo quando la Cassazione si pronuncia e ripristina i principi di base.

In fondo a ben guardare delle regole ci sono…
Risulta evidente che gli accenni fin qui esposti non esauriscono gli obblighi e gli adempimenti del produttore nella gestione del rifiuto. Nulla si è detto infatti in ordine al deposito temporaneo, alla tenuta dei registri o a quella dei MUD e non poca rilevanza hanno a tal proposito le novità apportate dal nuovo correttivo 2008, ma sicuramente appare chiara una cosa: ciò che agli occhi delle imprese può sembrare caotico e non ben definito, in fondo, come poi si vede, delle regole ce le ha e vanno rispettate.