Come classificare i rifiuti di imballaggi: non sovrastimiamo i pericoli

rifiuti-imballaggiI rifiuti costituiti da imballaggi sporchi di sostanze pericolose (p.es.: imballaggi sporchi di vernici a solventi) o contaminati da tali sostanze devono essere sempre classificati come pericolosi oppure la pericolosità va stabilita in base ai risultati di analisi chimiche?

E’ vero che devo classificare con il codice CER 150110 qualsiasi tipologia di imballaggio etichettato con i simboli di pericolosità del prodotto che ha contenuto, indipendentemente dalla presenza o meno di effettiva contaminazione?

La questione non è di poco conto visto che classificare come pericoloso un rifiuto che non lo è, comporta costi inopportuni per l’impresa che lo produce; viceversa, dichiarare la non pericolosità di un rifiuto che contiene sostanze pericolose, rende il produttore passibile di sanzioni.

Non sempre è possibile ricorrere al criterio analitico
Il criterio della concentrazione limite delle sostanze pericolose va applicato esclusivamente nei casi in cui il rifiuto sia identificato da codice CER con voce speculare, l’una riferita al rifiuto pericoloso (contrassegnato con asterisco nel catalogo europeo CER) e l’altra concernente quello non pericoloso. Solo in questo caso il produttore pò e deve procedere ad un’analisi chimica di un campione rappresentativo di rifiuto per stabilire la concentrazione di sostanze pericolose e classificarlo, di conseguenza, come rifiuto pericoloso (attribuendo il CER con asterisco) o non pericoloso. Diversamente il criterio analitico non è applicabile ed il rifiuto deve essere identificato come pericoloso in virtù della sua stessa natura, a prescindere da qualsiasi evidenza analitica, quand’anche questa possa dimostrarne il contrario.

I rifiuti da imballaggio sporchi sono pericolosi per natura
I rifiuti costituiti da imballaggi contaminati da sostanze pericolose non sono identificati da un codice CER con voce speculare bensì un unico codice CER asteriscato. Ciò rivela che il produttore non ha la possibilità di effettuare un’analisi per dimostrare il mancato superamento delle concentrazioni limite delle sostanze pericolose e quindi non può classificare (declassifcare) il rifiuto come “non pericoloso”.

Il rifiuto dovrà essere classificato come “pericoloso per origine” con codice CER 150110, a prescindere dalla concentrazione delle sostanze pericolose in esso contenute.

La pericolosità del rifiuto non è una questione di etichettatura
I rifiuti di imballaggio sono pericolosi “per natura” a condizione che contengano residui di sostanze pericolose o che siano contaminati da tali sostanze. L’etichettatura certamente è uno strumento utile ed immediato per classificare la pericolosità del contenuto di un imballaggio ma deve essere sempre e comunque accompagnato dal buon senso e spirito critico.

Può esistere, ad esempio, il caso di imballaggi multimateriale in cui il prodotto pericoloso è contenuto in un imballaggio di plastica flessibile posto all’interno di un contenitore metallico esterno, etichettato con i simboli di pericolosità che rappresentano la materia prima contenuta. Esistono delle resine a base di solvente messe in commercio esattamente in questo modo.

In questo caso l’involucro di plastica, in cui sono poste, evita il contatto e lo sporcamento dell’imballaggio metallico esterno che le contiene. Ammettendo corrette pratiche operative, se si estrae l’involucro di plastica dopo l’uso e l’imballaggio metallico esterno resta pulito, è possibile classificarlo come rifiuto speciale non pericoloso.

L’etichettatura esterna, in sostanza, non deve trarre in inganno poichè i simboli di pericolosità si riferiscono unicamente al prodotto contenuto senza nulla dire sulla contaminazione (sporcamento) effettiva del recipiente.

Prassi errate che costano caro
Purtroppo spesso si segue l’errata prassi di classificare qualsiasi tipologia di imballaggio con il codice CER 150110. Questa scelta, talvolta imposta per eccessiva cautela dall’impianto finale di smaltimento/recupero; talvolta suggerita per motivi di convenienza, è decisamente restrittiva ed anticonomica per il produttore. Infatti i rifiuti pericolosi comportano modalità gestionali più complesse in termini di deposito temporaneo presso l’azienda che li ha prodotti e più costose in relazione ai servizi di trasporto, recupero e smaltimento.

Conclusione: ok a non sottostimare i pericoli…ma nemmeno sovrastimarli
E’ opportuno che il produttore classifichi i rifiuti da imballaggio facendosi, sì, guidare dai simboli di pericolo raffigurati, ma sempre verificando che il contenitore sia effettivamente sporco di sostanze pericolose (in tal caso non c’è analisi che tenga dal classificarlo pericoloso), e non solo basandosi sull’etichettatura esterna che potrebbe non essere rappresentativa del rifiuto finale da smaltire. In questo contesto è certamente auspicabile anche il buon senso dei destinatari finali che, incaricati dell’accettazione e dello smaltimento del rifiuto, talvolta pretendono una classificazione come rifiuto pericoloso semplicemente perchè sul secchio “c’è la X.”