Disidratazione dei fanghi: pro e contro delle filtropresse e degli estrattori centrifughi

disidratazione-fanghiLa disidratazione di un fango di depurazione rappresenta un’operazione di tipo fisico impiegata per ridurre il contenuto di acqua dei fanghi. L’apparecchiatura di disidratazione più idonea viene individuata sulla base della tipologia del fango, delle caratteristiche dei prodotti disidratanti (spesso indispensabili), degli spazi a disposizione e dell’entità della problematica “odori”.

Obiettivi della disidratazione
Ridurre i volumi di fango da smaltire consentendo la riduzione dei costi di trasporto e smaltimento.
Facilitare la manipolazione dei fanghi: nella maggior parte dei casi i fanghi disidratati risultano palabili.
Ridurre le emissioni di odori e la putrescibilità.
Incrementare il potere calorifico del fango nel caso di successiva destinazione ad incenerimento.
Ridurre l’impiego di agenti strutturanti e ammendanti, nel caso di successiva destinazione a compostaggio.

filtropressa_galiganiLe filtropresse
In una filtropressa la disidratazione viene ottenuta esercitando una elevata pressione sul fango in modo da allontanarne l’acqua. Il fango viene inserito tra due piastre sagomate dotate di tele filfiltropressa_galigani.jpgtranti, attraverso le quali l’acqua viene separata e il fango viene pressato sotto forma di pannelli semi-solidi.

I vantaggi delle filtropresse sono rappresentati da:

1) elevata concentrazione in secco ottenibile;

2) buon grado di chiarificazione delle acque filtrate;

3) elevata efficienza di cattura dei solidi.

Gli svantaggi sono invece costituiti da:

1) una maggiore complessità degli organi meccanici (penalizzante in caso di guasti);

2) alti consumi e costi associati ai reagenti chimici richiesti;

3) maggiore manodopera necessaria;

4) limitato tempo di vita utile delle tele filtranti.

Esistono due tipologie costruttive di filtropresse: con piastre a volume fisso e con piastre a volume variabile. Il contenuto di acqua residua che si riesce a raggiungere nel fango è compreso tra il 50% ed il 70%.

estrattore_centrifugoGli estrattori centrifughi
L’estrattore centrifugo appartiene alla categoria dei sistemi di disidratazione per centrifugazione di cui rappresentano un’evoluzione.

La separazione del solido dal liquido avviene all’interno di un tamburo rotante dalla forma troncoconica/cilindrica, sulla cui periferia, per effetto della forza centrifuga, sedimenta la fase solida che viene continuamente espulsa dalla coclea interna.

Il contenuto di acqua residua nel fango è maggiore del caso precedente ed è compreso tra il 70% e l’ 80%.

Il liquido in uscita contiene solidi di piccole dimensioni e di bassa densità (la bassa densità penalizza nel processo di centrifugazione) e viene ricircolato in testa all’impianto di depurazione.

Per migliorare la separazione solido/liquido e aumentare la sedimentabilità delle particelle piccole e di minore densità, al prodotto in alimentazione può essere aggiunto del polielettrolita, opportunamente scelto, che favorisce l’aggregazione delle particelle solide.

Non sempre il polielettrolita è compatibile però con i prodotti in lavorazione.

Raccomandazione di cautela
Alcune tipologie di fango non danno buoni risultati con la disidratazione meccanica e questo avviene frequentemente con i fanghi da digestione aerobica. E’ sempre consigliabile effettuare prove di laboratorio per individuare il trattamento, le additivazioni e le apparecchiature ottimali. D’altra parte molti costruttori di sistemi di disidratazione si sono anche dotati di apparecchiature in scala pilota installate su automezzi che mettono a disposizione per effettuare prove sul campo.