Le responsabilità del produttore di rifiuti: errori frequenti, vecchie consuetudini e ancora poca conoscenza delle leggi. (Parte prima)

rifiuti-responsabilitaLa normativa sui rifiuti: ne è passata di acqua sotto i ponti…
Le problematiche relative alla gestione dei rifiuti sono state pressoché ignorate fino alla promulgazione nel 1982 del D.P.R. n. 915 ai cui enunciati è stata successivamente data applicazione con la delibera del 27 luglio 1984. A partire da questa data sono stati promulgati diversi provvedimenti tesi al miglioramento delle norme sulla gestione dei rifiuti: dal decreto Ronchi al Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/06) fino ad arrivare al recente ed importante decreto correttivo (D.Lgs. 4/2008) entrato in vigore il 13 Febbraio scorso.
Quanta strada è stata fatta e, se ancora ce n’è da fare, certamente avanzati risultano i principi di fondo e gli obiettivi, sempre più in linea con gli orientamenti della Comunità Europea.
Eppure non sempre la gestione dei rifiuti speciali risulta chiara
Si assiste ancora a prassi errate e consolidate nella gestione del rifiuto, non sempre condotte in mala fede ma comunque illegali, che confermano l’esistenza del problema. Il produttore in quanto primo responsabile della gestione dei rifiuti è tenuto al rispetto di diversi obblighi alcuni dei quali concernenti la fase di produzione dei rifiuti e altri concernenti la scelta del soggetto al quale affidarli all’atto del conferimento.

Ho conferito i rifiuti ad un trasportatore…quindi sono a posto
E’ frequente incontrare titolari d’azienda convinti che, una volta conferiti i rifiuti ad un trasportatore, possono ritenersi completamente esonerati da ogni responsabilità in relazione alla corretta gestione del rifiuto e destinazione finale dello stesso.

Posso trasportare i miei rifiuti perché sono Non Pericolosi
Qualche volta si assiste al caso in cui il produttore pensa di poter trasportare con un proprio furgoncino i rifiuti prodotti dalla sua attività pur non essendo abilitato a farlo e motiva la condotta asserendo con innocenza che quei rifiuti non sono pericolosi.

Vendo i miei rifiuti
Altre volte il produttore vende il rifiuto ad un acquirente nulla adempiendo in relazione ai propri obblighi ambientali, sicuro che l’esistenza di un accordo contrattuale rappresenti il presupposto dell’ inconfigurabilità di qualsiasi fattispecie che sia giuridicamente sanzionabile a norma di legge in materia di rifiuti.

Il trasportatore “tutto fare”
Purtroppo sono ancora frequenti i casi in cui un titolare d’impresa conferisce i propri rifiuti ad un trasportatore credendo che questi possa occuparsi di tutto, ignaro del fatto che essere autorizzati al trasporto non significhi esserlo allo smaltimento o al recupero.
Talvolta si accetta di affidargli, per comodità o impreparazione, il compito di assegnazione del codice CER e la classificazione del rifiuto ignorando che la responsabilità resta invece sempre in capo al produttore e non è delegabile nemmeno quando il trasportatore campiona il rifiuto da gestire per far effettuare analisi presso gli impianti di destinazione: analisi, queste, di omologa che non escludono l’obbligo del produttore di eseguire personalmente (affidandola a laboratori specializzati per suo nome e suo conto) la caratterizzazione analitica del proprio rifiuto da conferire; sovente gli si affida la compilazione del formulario con l’unico impegno di doverlo firmare “ad occhi chiusi” anche quando incompleto se non addirittura (casi –ahimè– ancora esistenti) per niente compilato.

Il sito di destinazione: questo sconosciuto
Nella migliore delle circostanze ci si preoccupa diligentemente di accertare che il trasportatore sia in possesso delle dovute autorizzazioni ma nulla si verifica in ordine al sito di destinazione finale. La questione è certamente annosa e per molti versi già adeguatamente sviscerata da dottrina e giurisprudenza.

Una cosa è certa!
Queste prassi continuano ad essere assolutamente in contrasto con i dettami del D.Lgs. 152/06, configurando nella maggior parte dei casi gli estremi di attività fraudolente ed esponendo il produttore a responsabilità dirette, spesso penalmente sanzionate.

Il principio di corresponsabilità
La responsabilità per la corretta gestione del rifiuto grava su tutti i soggetti coinvolti. L’art 178, comma 3 del D.Lgs. 152/2006, sancisce il principio di co-responsabilizzazione laddove afferma che “La gestione dei rifiuti è effettuata conformemente ai principi di precauzione, di prevenzione, di proporzionalità, di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti […]”.