Terre e rocce da scavo: attenzione alle procedure!

terre-rocce-da-scavoE’ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 24 del 29.01.08 il decreto D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 che ha apportato ulteriori correzioni e integrazioni al testo unico ambientale D.Lgs. 152/06 riformulando anche la gestione delle terre e rocce da scavo.
Le terre e rocce da scavo vengono escluse dalla normativa dei rifiuti solo se utilizzate nel rispetto della disciplina fissata dall’articolo 186 del correttivo 2008, completamente riscritto rispetto alla precedente normativa. In tal senso, sul piano pratico, trovandoci di fronte ad un’eccezione alla normativa rifiuti, suggeriamo caldamente, soprattutto in fase di prima applicazione della nuova normativa, di prestare la massima attenzione nella loro gestione per evitare conseguenze amministrative e penali.

Quali sono le nuove condizioni di utilizzo?
Ai sensi dell’art. 186 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. le terre e rocce da scavo (anche derivanti da gallerie ma non più “i residui della lavorazione della pietra” che invece figuravano nella previgente normativa) sono esentate dalla disciplina rifiuti e possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati a condizione che:

a) Siano impiegate direttamente nell’ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti;
b) Vi sia certezza dell’integrale utilizzo sin dalla fase della produzione;
c) Vi sia utilizzo integrale della parte del materiale scavato destinata a riutilizzo senza che debba esserci necessità di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, più in generale, ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito di destinazione;
d) Sia garantito un elevato livello di tutela ambientale;
e) Sia accertato che i materiali non provengano da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica;
f) Le caratteristiche chimico-fisiche siano tali che l’utilizzo nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d’uso, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione;
g) Sia dimostrata la certezza del loro integrale utilizzo.

Quali sono le nuove modalità di utilizzo?
Sono poi fissate modalità differenti per il riutilizzo a seconda che l’opera sia soggetta a VIA o AIA; sia un’opera privata soggetta a DIA o permesso di costruire o sia un’opera pubblica. In definitiva la sussistenza dei requisiti ed i tempi dell’eventuale deposito in attesa di utilizzo devono risultare: per la realizzazione di opere sottoposte a VIA o AIA, da un apposito progetto approvato dall’autorità titolare del relativo procedimento.

Il deposito in attesa di utilizzo deve avvenire entro un anno dal momento della produzione. Nel caso in cui i progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel medesimo progetto, i tempi del deposito possono essere quelli della realizzazione del progetto, purchè non superino i tre anni; per la realizzazione di opere sottoposte a permesso di costruire o a DIA, nell’ambito della procedura per il permesso di costruire o secondo le modalità della DIA. Il deposito in attesa di utilizzo non può superare un anno; per i lavori pubblici non soggetti né a VIA né a permesso di costruire o denuncia di inizio di attività, da idoneo allegato al progetto dell’opera sottoscritto dal progettista. Il deposito in attesa di utilizzo, non può superare un anno.

Nel caso in cui i progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce da scavo nel medesimo progetto, i tempi del deposito possono essere quelli della realizzazione del progetto, purchè non superino i tre anni. Contrariamente a quanto previsto nel precedente testo dell’art. 186 (comma 7) che prevedeva espressamente la possibilità di ricorrere ad una dichiarazione sostitutiva del produttore circa l’assenza di contaminazione oltre che il rispetto delle altre condizioni, nel correttivo 2008 non vi è alcun richiamo a tale possibilità. Pertanto, in via del tutto precauzionale, sarà consigliato eseguire analisi chimico – fisiche. Tali accertamenti spettano al produttore con verifica da parte delle Autorità competenti nell’ambito delle procedure sopra illustrate.

Attenzione alle disposizioni transitorie!
Ai sensi del comma 7 del’art. 186 D.Lgs. 152/06, i progetti di utilizzo già autorizzati e in corso di realizzazione in corso di realizzazione alla data di entrata in vigore delle modifiche all’art. 186 possono essere completati a condizione che sia effettuata una comunicazione dell’interessato alle autorità competenti, da inviarsi entro il 13 maggio 2008, con attestazione del rispetto dei requisiti prescritti e con tutti i necessari dettagli di natura tecnica sul sito di destinazione, condizioni e modalità di utilizzo e tempi di deposito in attesa di utilizzo. Tale comunicazione dovrà essere presentata, a seconda della natura dell’opera dalla quale i materiali hanno origine, alla Commissione VIA oppure al comune che ha rilasciato il titolo abilitativo per la realizzazione dell’opera ovvero all’ente competente per il rilascio del’AIA se l’opera è soggetta a tale autorizzazione. Gli enti competenti, ai sensi dello stesso comma, potranno disporre prescrizioni, ove lo ritengano necessario, entro i successivi 60 gg. Ciò non comporterà comunque necessità di ripetere procedure di VIA, di AIA o di permesso a costruire o di DIA.

Per i piccoli cantieri semplificazioni in vista!
In riferimento ai piccoli cantieri (ovvero produzione di terra da scavo non superiore a 6.000 mc), si ricorda che il Decreto Ministeriale 02/05/2006 che disponeva che le terre e rocce provenienti da scavi di piccoli cantieri non erano classificati come rifiuti fu dichiarato giuridicamente inefficace per mancanza del visto della Corte dei Conti. Nel recente correttivo 2008 non sono state introdotte novità in merito. Pertanto resta immutata la previsione di un decreto ministeriale di semplificazione per i cantieri di piccole dimensioni che dovrà essere emanato.

Rischi e sanzioni anche penali
Nel caso in cui non venga rispettata la procedura prescritta, per esempio qualora il materiale si presenti contaminato o non sia certo il suo utilizzo, esso deve essere considerato rifiuto e, come tale, per quanto riguarda la produzione, il deposito, il trasporto e l’eventuale utilizzo, andrà assoggettato alla disciplina della parte IV del D.Lgs. 152/06. Viceversa il deposito del materiale in attesa di utilizzo non è soggetto alla normativa dei rifiuti così come il produttore non è sottoposto alla tenuta dei documenti amministrativi quali registro C/S, MUD e formulario.

E’ opportuno ricordare dunque che in mancanza del rispetto del procedure si incorre in sanzione penale per attività di gestione rifiuti non autorizzata, ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs. 152/2006.
A tal riguardo si riporta anche la sentenza chiarificatrice della Cassazione Penale III Sez. del 18/06/07 n. 23788 che ha sottolineato che: “[…] in mancanza, anche di una sola delle condizioni previste dalla norma, va senz’altro applicata la disciplina sui rifiuti”.

27/03/2008
dott.ssa Laura Saviano